Big Mac e patatine a casa tua – ecco perché McDonald’s consegnerà anche a domicilio

Nell’immaginario collettivo il nome del McDonald’s è sempre stato più o meno associato a quei grandi tavoli di legno attorno ai quali, il sabato pomeriggio, si riuniscono i ragazzi alle loro prime uscite in gruppo, condividendo risate e allegria; oppure l’oasi felice in cui drappelli di genitori alle prime armi possono organizzare le feste per i propri figli, impazienti di essere intrattenuti e distratti da allegri clown pieni di colori; o anche, last but not least, l’angolo deputato alla trasgressione alimentare, quello in cui concedersi lo sfizio tanto desiderato dopo un triste mese di dieta rigorosa.

Ma pare che anche queste immagini per così dire, di repertorio, siano destinate a lasciare il posto tanto faticosamente conquistato ed esser sostituite da quelle, più quotidiane, che ci vedranno addentare un poderoso Big Mac comodamente sdraiati sul divano di casa nostra, davanti alla serie Tv preferita, o sgranocchiare una confezione di patatine fritte senza perderci la finale della squadra del cuore.

Infatti anche la catena di fast food più famosa del mondo ha deciso di puntare sulla consegna a domicilio, uniformandosi in questo modo con il trend gastronomico degli ultimi anni, probabilmente per compensare il forte calo delle vendite subito recentemente, a causa della crisi non solo economica, ma anche culturale, che il colosso degli hamburger sta vivendo: da paradigma dello stile di vita americano, ideale di libertà e di golosità, il nome di Mc Donald’s è diventato ora quasi il simbolo del “junk food”, il cibo spazzatura contro cui i salutisti di tutto il mondo combattono guerre sempre più accanite.
Risultato? La catena ha perso ben 500 milioni di clienti, probabilmente passati alle più moderne frontiere del mangiar sano, vegan, biologico, macrobiotico o gluten-free che dir si voglia.

Le strategie per uscire dalla crisi sono state tante e di varia natura: dal cambiamento dei menu alla possibilità del breakfast h24 nei punti vendita americani; dal tentativo di rendere più familiare e quotidiana la realtà del fast food ai “pacchetti” onnicomprensivi a prezzi concorrenziali; ma non sembra che questi esperimenti abbiano avuto il risultato sperato se Steve Easterbrook, l’amministratore delegato della società, ha recentemente deciso di trasformare completamente l’immagine dell’azienda, introducendo la possibilità di consegnare pasti a domicilio e di fare ordinazioni online; provvedimento, questo, che si dice pronto ad attivare “in fretta” e “su larga scala”, con la collaborazione di una serie di partnership e società specializzate nella consegna.

 

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In realtà non sarebbe questa la prima apertura dell’azienda alla sperimentazione: già da qualche anno in molti dei suoi punti vendita sono attivi gli Easy Order, una specie di “totem” tecnologici che permettono al cliente di ordinare tramite un touchscreen e ritirare poi il bottino gastronomico in una cassa riservata: una sorta di corsia preferenziale con diverse modalità di pagamento, con la possibilità anche di modificare la scelta e soprattutto la garanzia di evitare lunghe file in casse affollate e rumorose.

Su questa scia si collocherebbe quindi un cambiamento di rotta che sin da ora sembra avere molte opportunità di successo: il vicepresidente Lucy Brady infatti fa notare che negli Usa, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania e in Canada circa il 75% della popolazione abita a poca distanza da un punto vendita McDonald’s. Un vero e proprio record rispetto a qualsiasi altra compagnia di ristorazione al mondo, e un importante segnale per lanciare quello che potrebbe essere il business più produttivo degli ultimi anni.
Si parla di incrementare le vendite fino al 5% e i margini operativi fino al 40%: se davvero riuscisse a raggiungere questi traguardi, l’azienda avrebbe trovato la strategia vincente per reinventarsi completamente e per riaffermare la propria peculiarità all’interno del panorama gastronomico mondiale.
Del resto se uno dei più importanti simboli della globalizzazione intravede nel mercato online nuovi target di crescita, allineandosi con una tendenza comunque già da tempo avviata, c’è da dargli fiducia; il progetto, già attivo in Florida e in qualche centro urbano degli States, si estenderà entro la fine del 2017 a ben 2.500 ristoranti McDonald’s e si chiuderà in tutte le città entro la fine del 2020; in Italia al momento il servizio è in sperimentazione e saranno confermate le previsioni positive si può ben sperare che diventerà effettivo a breve.

Perciò prepariamoci a fronteggiare l’invasione degli Happy Meal e dei Milkshake, dei Sundae e dei Cheeseburger; e se finora la nostra innata pigrizia ci ha salvato dalle abbuffate settimanali, confinando il successore della paninoteca al premio da concederci dopo un traguardo ottenuto, o un piccolo lusso da regalarci dopo l’obiettivo realizzato, da adesso in poi basterà un click sullo smartphone per farci recapitare entro le mura domestiche qualsiasi menu ci venga voglia di gustare: non lamentiamoci perciò se al momento della prova costume la tecnologia tentatrice non potrà più venirci in aiuto.

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