Non dimenticate la mancia per il robot… che vi consegna la pizza

Potrebbe essere la scena di un film di fantascienza, ambientato in un futuro prossimo; o la pagina di un romanzo distopico, così di moda negli ultimi anni; il sogno nel cassetto di un adolescente immerso nella cosiddetta “realtà aumentata”; o più semplicemente la scena che si presenta a chiunque di noi, nel momento in cui decida di ordinare una pizza a domicilio.

Sembra infatti che da qui a breve sarà una normale realtà quotidiana quella di aprire la porta di casa e trovarsi davanti un vero e proprio robot in grado di consegnarci qualsiasi cibo ci venga voglia di gustare; dotato di un contenitore termico su sei ruote e capace di percorrere nella metà del tempo rispetto a un tradizionale corriere il percorso dal ristorante al nostro domicilio, ci permetterà, grazie all’introduzione di una password, ricevuta sul nostro dispositivo dopo aver effettuato il pagamento, di appropriarci del bottino gastronomico più tecnologico che avremmo mai potuto immaginare di consumare.

Dietro questa futuristica iniziativa sta il nome di Starship Technologies, una startup con base operativa tra Londra e l’Estonia, creata dai co-fondatori di Skype, Ahti Heinla e Janus Friis, che ha ideato i prototipi degli androidi: simili a piccoli aspirapolveri nella forma, ma con tutte le potenzialità per sostituire corrieri e postini.
“Vogliamo fare per le consegne locali quello che Skype ha fatto per le telecomunicazioni”, ha annunciato il Ceo Heinla.
In collaborazione con una serie di società di food delivery, la startup ha esordito nel Regno Unito: per ora l’area interessata è quella di Greenwich, il rinomato quartiere di Londra, e il servizio è limitato a una decina di ristoranti aderenti; ma l’obiettivo è quello di estenderlo presto sia all’interno della città sia in altri siti inglesi; oltre a Londra i robottini consegna-cibo sono apparsi anche a Wellington (Nuova Zelanda) e sono in dirittura d’arrivo a Washington e a Redwood City (California).

Come è possibile che dei robot, per quanto tecnologicamente perfetti, siano in grado di riprodurre in maniera ineccepibile una funzione che necessita anche di caratteristiche tipicamente umane, come la capacità di controllare la strada da percorrere, di prevedere incidenti e pericoli, di difendersi da eventuali furti o atti vandalici?
Innanzitutto c’è da dire che dietro l’attività degli automi ci sarà comunque la supervisione umana. Essi infatti, che per ora hanno la possibilità di viaggiare fino ad un miglio di distanza (limite forse estendibile fino a tre miglia), sebbene siano dotati di ben 9 telecamere, sensori a ultrasuoni con visione a 360 gradi, e una capacità di frenata di 30 centimetri, quindi potenzialmente in grado di trovare la strada giusta, saranno comunque monitorati a distanza da operatori umani.

Un controllo che però appare persino superfluo, visto che le innumerevoli prove fatte fino ad ora sono state a dir poco un successo: nessuno scambio di indirizzi, nessuna aggressione subita, cibo consegnato in perfette condizioni e grande entusiasmo da parte degli avventori.

Ridurre i costi, ottimizzare i tempi e ampliare le aree servite, questi sono i tre obiettivi che le piattaforme del settore promettono di garantire.

E sembra che le loro idee visionarie non siano poi così lontane dal diventare una concreta realtà. Simone, questo il nome dell’inglese che ha avuto la fortuna di inaugurare il servizio, si è visto recapitare a casa da un puntualissimo drone il suo ordine al ristorante turco “Taksim Meze“, di cui è un cliente abituale. Non aveva dovuto far altro che registrarsi sul sito, scaricare l’app, quindi navigare tra i ristoranti iscritti, decidere cosa mangiare e infine ordinare scegliendo la modalità di consegna robotizzata.

“Quando ho visto il robot davanti alla porta di casa stentavo a crederci” ci ha detto Simone in preda all’entusiasmo della novità. “Mi è sembrato di vivere per un attimo nella scena di un film”.
Chissà se il suo stupore sarà condiviso dagli altri utenti o se, col passare del tempo e con il perfezionamento del servizio, relazionarsi con una intelligenza artificiale diventerà quasi un’azione abituale, come quella di accedere al web o di utilizzare uno smartphone.

Siamo pronti a scoprirlo, forse sperando di ritrovare nei robot un po’ di quella fresca spontaneità del “ragazzo della pizza” che eravamo abituati a veder girare sullo scooter da un capo all’altro della città; e se si riuscisse a dotarli anche di un certo senso dell’umorismo, non sarà poi così strano fermarci a chiacchierare con loro sul pianerottolo di casa, scambiandoci battute così come già abbiamo fatto con la Siri di turno, e magari cogliere nei loro sguardi fissi l’espressione amica di un Wall- E, che ci regala un sorriso pieno di pixel per farsi consegnare una meritatissima mancia.